WILL ALIENS BELIEVE IN ME?

Andrea Martinucci
Maggio - Dicembre 2019
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Nel lavoro di Andrea Martinucci la pittura incontra i media contemporanei, la fotografia, il video e i nuovi immaginari digitali. Le immagini che proliferano nei luoghi della comunicazione moderna, internet e i social, estrapolate da questo contesto, vengono ricombinate in arditi accostamenti, coperte e svelate da gradienti e campiture, e diventano reliquie digitali di un presente che si fa già passato, continuamente rimodulate in un palinsesto postmoderno.

A partire da una formazione in multimedia design, contaminato da un background familiare legato alla pittura e alla scultura tradizionale, Andrea Martinucci elabora il suo personalissimo linguaggio rimettendo in discussione l'ambito normativo, formale ed estetico della pittura. Come esprimere col medium pittorico una sfera della comunicazione ormai interamente digitalizzata in cui le immagini non conservano più loro immutabilità analogica, ma vengono continuamente scambiate, compresse, danneggiate in questo processo di condivisione, fino a diventare spesso inaccessibili? Nella serie jpeg sviluppata dal 2016 ad oggi Andrea Martinucci ricopre l'immagine di successivi strati pittorici fino quasi a nasconderla totalmente sotto le nuove campiture. Così nel mezzo pittorico si riproduce una temporalità mutabilità nell'immagine proprie del mondo digitale.

In occasione della mostra promossa da Banca Sistema - Will Aliens Believe in Me? - Andrea Martinucci espone opere che ripercorrono la ricerca pluriennale di jpeg, fino a lavori inediti e a una nuova produzione che va a completare un concept show pensato appositamente per il futuristico edificio di Palazzo Largo Augusto. Rovesciando la domanda "credi agli alieni?" le opere mettono in campo una tensione verso il futuro, una visione che non teme di confrontarsi con le ipotesi più ardite. I temi della buona sorte, delle sfide poste da progetti futuri e nuove visioni fanno anche riferimento all'impegno di Banca Sistema nel sostenere l'impresa e lo sviluppo, oltre al sostegno verso le nuove forme d'arte.

Ma gli alieni credono in noi? Siamo in basso o siamo già in alto rispetto a "loro", a volare verso nuove sfide? Lo slancio narrativo delle opere attraversa i piani di Palazzo Largo Augusto, nuova sede di Banca Sistema, mettendo insieme un fil rouge narrativo in cui le immagini figurative disseminate sulle varie tele sono nascoste dai layer di colori. Un mondo "altro" che aspetta di essere scoperto, creato dagli occhi dello spettatore.

Figure umane e forme animali abitano le tele, a volte ricoperte da un palinsesto di campiture simili a strappi della superficie, che nascondono e rivelano simbologie aperte all'interpretazione. Presenze e oggetti si rincorrono quasi a risalire dalle grandi tele del piano -2 al piano terra, fino ad arrivare al 7° piano, dove le sale riportano i nomi di divinita classiche, o di pianeti: Giove, simbolo di ricchezza e di successo, Mercurio, ovvero comunicazione, ingegno, invenzione. Diana - la Luna - rappresenta il sentimento, il femminile, mentre Cerere Demetra, simbolo di crescita, fertilità e abbondanza.

Il titolo della mostra Will Aliens Believe in Me?, ironizza la tematica della scoperta di nuovi mondi e del coraggio di affrontare percorsi inediti, dello slancio nel tendere verso nuove visioni e al futuro. Emblematica diventa la carta dorata del biscotto della fortuna nell'opera esposta nella Sala Giove: sopra di essa campeggia un drago, simbolo cinese di successo e buona sorte - appunto - mentre il biglietto trovato al suo interno bianco, quasi a lasciare aperte possibilità infinite. Un piccione fa capolino, guardando il profilo del Duomo di Milano che si staglia nelle vetrate, non lontano dalla visione della Torre Velasca: passato, presente e futuro accomunati dalla tensione umana ad andare sempre verso l'alto, verso nuove aspirazioni e mondi in attesa di essere conquistati. Il tema de "la sfida" diventa il fil rouge tra il lavoro dell'artista e l'esercizio quotidiano di Banca Sistema.

Alessandro Azzoni

NOTA BIOGRAFICA

Andrea Martinucci è nato nel 1991 a Roma e vive e lavora tra Roma e Milano. Martinucci ha studiato Multimedia Design all’Accademia delle Arti e Nuove Tecnologie di Roma. Tra le recenti mostre personali si segnalano: Glory Black Hole, Dimora Artica, Milano (2018), in collaborazione con Renata Fabbri arte contemporanea; The Court – “Voyage au bout de la nuit”, Studio legale Di Pietro Lucchi (2017), Pescara; Re-azione, Fabbrica Borroni, Milano (2012).

Fra le recenti mostre collettive: A Glass is not a reference for an amount, In De Ruimte Space, Gent, Belgio (2019); Naturalia et Artificialia, durante la Bologna Design Week, Bologna (2018); Everytime you switch me off, we die, a little, FOOTHOLD, Bari (2018); FOREVER NEVER COMES, Museo dell’Arte e Archeologico della Maremma, Grosseto (2017); Moneypulation, in ArtBasel, Basilea (2017); “Endless Backup” – Outer Space, in miart, Milano (2017); Vis-à-Vis, Institut Français, Milano (2016); È così difficile dimenticare il dolore, Museo Macro, Roma (2013); Cartabianca, Museo Villa Croce, Genova (2012); Quadratonomade, Palazzo delle Esposizioni, Roma (2012).

Martinucci ha realizzato diversi progetti, tra cui I HAVE NO BUDGET FOR THIS WALL, in Spazi 2018, Fabbrica del Vapore, Milano, e Tech Gleba per “Una Vetrina”, Roma (2018).

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