ECCE HOMO

Stefano Pasini
Dal 12 novembre 2012 al 20 febbraio 2013
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di Igor Zanti (*)

In principio era il viaggio, perché solo dall'esperienza del viaggiare, dal muoversi oltre i confini del proprio spazio consueto - non solo fisico, ma anche metaforico - nasce l'intuizione e la ricerca artistica di Stefano Pasini.

Il viaggio in questo senso, non è il mezzo o l'escamotage per rincorrere il mito romantico dell'ispirazione, ma è un'azione che si riappropria dei suoi valori archetipali di scoperta dell'ignoto e di esplorazione. Tale scoperta non è limitata ai luoghi fisici ma è finalizzata a conoscere e comprendere l'umanità che abita questi luoghi. Proprio l'essere umano, tanto nella sua universalità, quanto nella sua peculiarità, nel suo essere influenzato da quello che gli antichi definivano genius loci, è ciò che interessa principalmente a Stefano Pasini.

Se da un lato Pasini imposta il suo lavoro e la sua ricerca con evidente taglio artistico, mediando l'intervento fotografico, in alcuni casi, con accenti pittorici, dall'altro il suo approccio risulta essere a tratti antropologico, e sembra rifarsi alla tradizione di quei viaggiatori/pittori che, esplorando il mondo, riempivano i loro taccuini di magnifiche illustrazioni e descrizioni delle cose e delle persone sorprendenti che incontravano sul loro cammino. Ma se per questo particolare genere di artisti era forte il gusto per la meraviglia da wunderkammer, per lo stupefacente, per l'aneddoto da raccontare al fine di stupire gli astanti, nel lavoro di Pasini vi è, invece, una ricerca che tenta di ricondurre e di creare legami tra i protagonisti dei suoi scatti e i luoghi fisici in cui vengono ritratti, con il desiderio di costruire una narrazione di sapore universale.

Per il nostro artista l'ambiente circostante ha un'influenza fortissima sull'uomo che lo abita. Se da un lato ama parlare di umanità in senso generico, dall'altro si rende conto che non si può prescindere da una dimensione locale, da un essere umano che deve inevitabilmente tenere conto del suo luogo fisico e metaforico di origine. Vi è, in questo senso, un accento quasi folcloristico, utilizzando il termine folcloristico nella sua accezione più scientifica, che fa riferimento all'insieme degli usi e dei costumi arcaici di una determinata area geografica o di una determinata popolazione.

Su questa scorta e con queste premesse Pasini costruisce i suoi progetti, poiché ogni serie di scatti nasce da un progetto. Ogni progetto ha una premessa rappresentata da un viaggio - l'India nel 2009, il Cairo e il fiume Niger nel 2010 - che è l'esperienza che permette al nostro artista di iniziare la sua ricerca. Lo sfondo, che sia un paesaggio urbano o uno scenario naturale, è definito attraverso pochi elementi messi cromaticamente in risalto e, al centro di tutto, appare l'essere umano che è sempre e comunque l'elemento focale, sia a livello fisico sia concettuale.

Il trattamento cromatico è volutamente antirealistico: non c'è, infatti, un intento documentario, non ci troviamo di fronte a scatti alla National Geographic, ma piuttosto a capitoli che compongono una ideale e variopinta storia di una umanità contemporanea sconosciuta ai più. Si può comprendere come Pasini in questo suo lavoro, in questo suo intento narrativo, non riesca a fermarsi: ogni uomo è una storia, ogni luogo un'opportunità di racconto, ogni viaggio una spinta a raccontare che lo fagocita con furore. Pasini non si limita a presentarci l'uomo, ma lo consegna, con il mezzo dell'arte all'eternità. Ecce homo - ecco l'uomo - ed ecco la sua storia ...

* Curatore / Critico d'arte

NOTA BIOGRAFICA

Stefano Pasini nasce a Castelleone, in provincia di Cremona, nel 1985.

Frequenta il liceo artistico e, nel 2008, si laurea in Design al Politecnico di Milano. Nel 2010 si specializza in fotografia e frequenta un master presso la John Kaverdash School di Milano.

In questi anni è più volte protagonista di mostre collettive e personali: attraverso la sua ricerca fotografica ha sperimentato anche la pittura e la commistione delle due tecniche, in modo scientificamente libero come ama dire, alla ricerca di luoghi interiori e fisici.

Credo fermamente che fare Arte significhi imprimere e reinterpretare il mondo che ci circonda, per raccontare quello che siamo o, almeno, che crediamo di essere. Vedo la fotografia e non meno la pittura come gli strumenti utili a questa ricerca: una ricerca di sé.

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