Banca Sistema intervista Carlo Alberto Rastelli

11 novembre 2013

Molti dei tuoi lavori potrebbero essere considerati dei "ritratti", ritratti particolari che enfatizzano espressioni e smorfie dei volti, spesso arricchiti di dettagli iper-realistici. Perché questa scelta?

La scelta del ritratto come soggetto predominante nei miei lavori è dovuta a una mia naturale curiosità e attrazione per la fisionomia umana, tanto nella realtà quanto nelle eterogenee rappresentazioni che di essa l'arte ci ha offerto e tuttora ci offre. Al contempo, la sua trattazione in chiave deformante e straniante deriva dalle mie origini "fumettare", che ho faticosamente tentato di convogliare in forma di opera pittorica. Credo che, per quanto inflazionato da secoli di ritrattistica, il volto umano abbia ancora un potenziale simbolico ed espressivo da esplorare e "disinnescare".

E qual è il rapporto di queste figure con le ambientazioni, apparentemente oniriche o fantascientifiche?

Nei miei primi ritratti l'elemento ambientale era del tutto mancante, poiché lo trattavo "a parte", in una serie di paesaggi dove la figura umana era del tutto assente. Comune denominatore di questi paesaggi era la desolazione da mondo post apocalittico, suggeritomi dalla lettura dei classici di fantascienza, quali James Ballard, Philip Dick e Isaac Asimov... In un secondo momento, ho provato a unire queste due differenti anime del mio lavoro, riproponendo l'elemento naturale nella classica veduta a "volo di uccello" che fa da sfondo al soggetto ritratto.

Quali sono i principali impegni attuali e i progetti su cui stai lavorando?

A fine Novembre parteciperò a una collettiva a Circolo Quadro (Milano), e a Dicembre-Gennaio dovrei partecipare anche a un progetto a Salisburgo, organizzato da OffBrera. Nel 2014 dovrebbe tenersi infine una mia personale presso la galleria Casa Turese di Vitulano (BN).

I riconoscimenti che più ti hanno fatto piacere?

Certamente la vincita del Premio Arte Accademia 2012, con relativa mostra collettiva a Palazzo della Permanente e articolo sulla rivista Arte, e la selezione per il Premio Nazionale delle Arti nel 2011.

Come artista, cosa ami di più del tuo lavoro e quali sono invece le difficoltà maggiori che incontri?

Ciò che più amo del mio lavoro sta nella possibilità di elaborare ogni singolo stimolo offertomi dal mondo circostante (sia esso visivo, musicale o letterario) in qualcosa di tangibile, di reale: tali stimoli si trovano a convivere in un nuovo contesto, un micro-mondo autarchico governato da leggi proprie e surreali. In pratica, considero il processo pittorico come una sublimazione materiale, poiché perpetrata attraverso i pigmenti del colore e sulla superficie della tela. Certamente le difficoltà più evidenti legate al mio lavoro sono di natura tecnica: lunghi tempi di realizzazione e di essiccazione. Tuttavia, l'ostacolo maggiore lo incontro nel tentativo costante di uscire da una dimensione più illustrativa e fumettistica, senza al contempo snaturare quella che è la mia storia e la mia sensibilità artistica. Per questo mi vedo ancora nel pieno di una lenta ma costante evoluzione.