Banca Sistema intervista Federico Unia

24 settembre 2014

Qual è il "motore" più profondo del tuo lavoro, ciò da cui principalmente scaturisce la tua espressività artistica?

Nasce dal bisogno viscerale di un contatto che potrei dire "mistico", così come testimonia la primordialità con cui si manifesta l'arte nel corso dei secoli, quale profonda esigenza interiore di ognuno di noi ( basti pensare alle pitture rupestri). Se infatti l'arte è effimera, per me è insieme anche essenziale, è il motore della vita, il punto di unione tra cellule e atomi, il mistero della creazione ... Io sento quasi il bisogno o meglio il dovere di dare espressione alla mia creatività, per me e per l'umanità.

Le tue opere testimoniano un lavoro ampio, accurato e ricco anche dal punto di vista dei mezzi impiegati. Per lavori come questi quanto conta una solida preparazione accademica e quanto l'estro personale?

Sicuramente le basi accademiche sono state importanti per guidarmi nell'utilizzo degli strumenti e nell'individuazione dei campi culturali d'azione; devo però dire che nulla è più formativo dell'esperienza diretta con le componenti tecniche del lavoro artistico: queste, una volta sperimentate, fatte proprie ed affinate diventano come le lettere di una tastiera, mezzo consolidato per comunicare al pubblico!

Quale ritieni sia il principale "messaggio" che la tua arte suggerisce al pubblico?

Una riflessione tragicomica sulla vita, un "arcano fantozziano", un sens no-sens che accompagna da sempre l'esistenza dell'uomo. Si parla di cultura, di bellezza, ma anche di effimero e dannazione. Penso che ogni mio lavoro debba far riflettere l'osservatore sulla propria posizione all'interno del sistema articolato della vita, fatto di relazioni e di energie tra persone che comunicano e scambiano... una riflessione sulle più comuni contraddizioni umane.

Ritieni che oggi il nostro Paese, nelle sue strutture pubbliche e private, offra adeguato spazio e attenzione ai giovani artisti?

Data la mia esperienza attuale non posso che rispondere affermativamente, però più in generale penso che l'Italia soffra di poca meritocrazia e scelte pilotate da politiche di investimento che non accettano rischi... inoltre che sia tendenzialmente ferma a stilemi manieristici di fine secolo, strascichi di avanguardie storiche che ormai sono state ampiamente masticate, strizzate, fino al loro superamento. Oggi si teme il distacco da questi canoni, si teme di dare fiducia ai giovani.. ma sono questi ultimi che faranno il futuro!

Dopo l'antologica in Banca Sistema, sono già previsti nuovi progetti?

Certamente! Sto lavorando per eventi nazionali e anche all'estero, ma preferisco non svelare troppo... posso solo aggiungere che il senso del dovere di fare arte mi ha accompagnato da sempre e sempre lo farà.